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Un’univoca luce (negli “Universi gravidi” di Giovanna Amoroso)

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La realtà dell’esistenza vissuta attraverso l’intimo sentire di cinque donne molto diverse, le rispettive protagoniste dei racconti di questa raccolta, viene riempita di significato dal tema conduttore: l’accoglienza nel proprio corpo e il dono al mondo di una nuova vita.

Tutto il resto, la realtà sociale di cui si percepiscono gli echi nelle situazioni di vita quotidiana delle e dei protagonisti, ma anche la realtà delle passioni interpersonali che la costellano, impallidiscono di fronte al tema della gravidanza e del parto, l’unica vera e grande luce, l’unico faro capace di illuminare la via, l’unica bussola in grado di orientare il cammino.

Lo stile di Giovanna Amoroso è snello, fluente, e risulta amabile anche ai lettori più sofferti e meticolosi. Senza avventurarsi mai in costrutti sintattici troppo elaborati, esprime con parole chiare e sintetiche, e sempre con correttezza lessicale, gli stati d’animo e l’evolversi delle situazioni.

Il lettore si coinvolge facilmente, cosicché la fine di ogni racconto lo coglie quasi impreparato, già affezionato alla vicenda e desideroso di un seguito.

Attendiamo dunque Giovanna Amoroso alla prova di un romanzo, che possa assecondare tale desiderio in una costruzione più articolata, ma che non perda quel suo caratteristico stile immediato e fortemente espressivo.

 

Recensione a cura di Francesco Selis

http://franzblog2.wordpress.com/

 

 

 

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Metodo DanzaVitaTerapia di Giovanna Amoroso

1298Sanremo Fitness – 15 giugno 2013

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“Attraverso la danza beneficia sia il corpo che la mente.”

È questo il principio alla base della DanzaVitaTerapia: tecnica terapica in cui mente e corpo cooperano insieme.

Questa metodica ha lo scopo di portare gradatamente le persone disabili a una presa di contatto con il proprio corpo e con lo spazio, alla scoperta e valorizzazione delle innumerevoli possibilità di movimento, al graduale incontro con gli altri e alla progressiva trasformazione del semplice gesto in arte.

L’intento della DanzaVitaTerapia è quello di fornire un percorso guidato con una sperimentazione personale, un’esperienza conoscitiva che parte da alcune suggestioni artistiche e che soprattutto propone il movimento come gioco, curiosità e terapia.

Partendo dal più semplice gesto corporeo, ovvero dal riscaldamento di base con movimenti dalle grandi articolazioni; per poi passare al lavoro su azioni e reazioni, ai movimenti da seduti, fino ad arrivare a esercizi di coordinamento motorio di equilibrio (tutti indispensabili per stimolare un’autonomia corporea del soggetto disabile).

Obiettivi

Il soggetto portatore di disabilità psicofisiche necessita di un’azione finalizzata ad una maggior consapevolezza del proprio corpo e delle proprie possibilità fisiche e psichiche ad esso correlate, in modo da permettergli di “usarlo al meglio”, sfruttandone le caratteristiche ed imparando a gestirne i limiti. Un intervento mirato in tal senso può portare, indipendentemente dall’età, che influisce solo per quanto riguarda patologie cronicizzate nel tempo ed in genere ad essa correlate, a migliorare il movimento e la sua coordinazione, rendendo l’individuo più sicuro nei confronti sia di se stesso che degli altri. Inoltre lo svolgere un’attività insieme ad altre persone, per la stessa natura umana e non solo per le problematiche di cui sono portatrici differenti le une dalle altre, favorisce la capacità di relazione, partendo dall’agire insieme sotto la guida di una figura coordinatrice per arrivare progressivamente, per quanto possibile, ad una interazione collaborativa.

http://danzavita.wordpress.com/

 

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RICORDI

ricordi

RICORDI

        

Frammenti

del passato…

Come conchiglie

levigate dalle onde,

riemergono

dal mare

della memoria.

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Giovanna Amoroso

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“UNIVERSI GRAVIDI” COMMENTATI DAL MIO GRANDE MAESTRO

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Una raccolta emozionale, personale, che mette in chiaro il tuo pensiero sui fatti e sui “sogni” che ti circondano.

Se tu sapessi come vorrei legarti ad un tavolo con una penna in mano e minacciandoti di nutrirti a pane e acqua, ti costringerei a scrivere “descrivendoti” oltre te stessa.

Quello sarebbe un Masterpièce. Decisamente.

Hai tanto da regalare, ma ti vedo come “abbacinata” dalla “parodia” del presente.

So come scrivi e so, perfettamente, come ti esprimi e quale sia la tua verve. Sei molto portata per i dialoghi (complice il teatro?).

Ecco: comprimi tutto in una pièce teatrale (non ti dovrebbe riuscire difficile) … ma inserisci te stessa.

Parlami e parla di cosa osservi al mattino, oltre la finestra, sempre quella, ma ogni giorno sempre più diversa. Parlami delle tue labbra sulla tazzina da caffè mentre cerchi di riordinare le idee.

Racconta dei momenti di malinconia, quelli di solitudine e quelli di paura.

Io credo che diverresti una nuovissima Grazia Deledda.

Per il resto … la vita è un fuoco fatuo.

La osservi mentre si alimenta da se stessa, per poi perderla … appena ti sei abituata.

 

Il mio Maestro

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UNIVERSI GRAVIDI E ROSE ROSSO SANGUE: IL FIL ROUGE DELLA SPERANZA IN DUE PROVE D’AUTORE (di Monica Castello)

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Ciò che caratterizza uno scrittore da chi crede di esserlo è lo stile, quell’unicità di espressione che lo rende riconoscibile senza bisogno di firma: Giovanna Amoroso è tra questi. Non potrebbe fingere di essere un’altra od un altro, la scopriremmo subito. Perché sa essere sempre se stessa, perché crede in quello che fa, perché ama quello che fa.

Il tema ricorrente in tutti i suoi lavori è la speranza, sia che esploda nella descrizione dei vari aspetti della maternità, sia che si nasconda dietro il filone noir del vampirismo.

Speranza come fede laica, senso di continuità di sé, di immortalità attraverso l’essere madre nei racconti a sfondo reale come in quelli di pura finzione, dove anche il male, in questo caso il vampiro, immortale seppur al contempo mortale per definizione, trova la sua eternità nella fruttuosa ricerca della riappacificazione con il mondo dove, forse proprio per la sua aspirazione di vita, non uccide mai.

Universi gravidi è un viaggio attraverso cinque racconti nell’universo della maternità affrontata sotto vari aspetti. Maternità cercata per trovare una soluzione vita in Disoccupata, dove anche qualcosa di solitamente riprovevole (una relazione extraconiugale) assume un aspetto quasi etico di fronte alla nuova vita che sorge, oppure inaspettato dono per una Cenerentola del ventunesimo secolo in Ironia della sorte, o ancora forza che supera tutto, anche la fragilità della depressione in Baby blues o la mentalità di provincia in Souvenir londinese piuttosto che in La soluzione migliore. In questa scrittura la speranza emerge forte ed irruenta sempre, anche quando la situazione descritta per più di un aspetto può apparire socialmente riprovevole eppure trova giustificazione nel suo trasformarsi in inno alla vita.

La stessa forza di sentimenti si trova nei due racconti di Rose rosso sangue. Nel primo, Rose Lucretiae, dove la fantasia si poggia su di uno spunto autobiografico (il lavoro, la maternità, l’amore per il mistero della natura), un ospite per poche notti della locanda, individuo affascinante dalle strane abitudini, nutre se stesso e le rose che danno il nome al racconto con il sangue della protagonista, titolare dell’albergo, forse castamente (ma possiamo sapere cosa realmente avviene quando si incontra un vampiro mentre si dorme), attento però a non ucciderla. La stanchezza dovuta all’inconsapevole anemia di lei trasformano il vampiro in un’allegoria della malattia, combattuta in modo scherzoso ed amichevole sino a soggiogarla e ad allontanarla gentilmente da sé.

In Anima dannata un uomo si trova per caso a scoprire la leggenda di una ragazza misteriosamente scomparsa, il cui fantasma appare tutte le notti. Attratto da un libro che ne parla (come nelle migliori tradizioni esoteriche), leggendolo scopre che nella storia della giovane è coinvolta la sua famiglia, legata al vampirismo molto più di quanto possa immaginare. L’imponderabile si serve di questi mezzi per permettere l’incontro del fantasma con l’uomo, l’unico in grado di dargli la pace eterna per un motivo che lascio alla vostra lettura scoprire.

La prosa della Amoroso è asciutta e diretta, i dialoghi sono precisi e ben innestati, caratteristica tipica di chi ha confidenza con il teatro e la sua scrittura.

Abbiamo insomma di fronte un autore che ci propone la speranza e l’equilibrio delle cose come concetto di vita, maneggiando abilmente la lingua italiana, con una semplicità che la rende fruibile a tutti.

Per questi motivi, perché in questo mondo c’è bisogno di sognare e sperare, vale la pena di leggere queste due raccolte di racconti, in attesa che ne seguano altri.

 

Monica Castello

Monica Castello è nata a Genova nel 1965 e vive da diverso tempo a Sanremo.  Laureata in Giurisprudenza e DAMS, alterna la sua attività tra  diritto di famiglia e socio sanitario, materia che ha trattato in molte pubblicazioni specifiche ed in progetti di legge a livello regionale e nazionale, ed il mondo della cultura attraverso la narrativa ed il teatro, sia come autore che come organizzatore di eventi, con una parentesi legata alla gestione teatrale.

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“UNIVERSI GRAVIDI” – PUNTO DI VISTA DI VIRGINIA CONSOLI

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Universi gravidi, per i tipi della Cicorivolta  Edizioni, riunisce cinque racconti incentrati sul tema della maternità sotto diversi aspetti: in Disoccupata la protagonista “dimentica” di prendere le dovute precauzioni per mettere il proprio amante sposato con le spalle al muro di fronte ad una scelta; in Ironia della sorte (il racconto più lungo e anche il più avvincente, a mio avviso) Francesca, che vuole avere un figlio a tutti i costi, ricorre alla fecondazione assistita… ma non ce ne sarà bisogno perché l’avvenente ginecologo che la segue riuscirà ad accontentarla col metodo tradizionale; Baby blues affronta il tema della depressione post partum e il garbato Souvenir londinese ci offre anche uno spaccato gustoso della mentalità ottusa e piccolo-borghese della vita di provincia. Il tema dell’aborto è affrontato nell’ultima novella, La soluzione migliore in cui la protagonista/donna in carriera, vede rapidamente crollare le proprie certezze e abitudini scoprendo, proprio grazie alla gravidanza, lati nascosti della propria personalità che non pensava di avere (ed è interessante, dal punto di vista narrativo, la descrizione del graduale cambiamento psicologico della donna di pagina in pagina, che ne fa un ritratto a tutto tondo).

Universi gravidi, quindi, non è solo una raccolta di racconti dalla lettura gradevole, ma anche un sincero e spontaneo inno alla maternità; l’ideale ciliegina sulla torta (magari da prendere in considerazione per un eventuale seguito del volumetto) sarebbe offrire la voce anche a quelle donne (ce ne sono tante, purtroppo, che popolano anche le pagine delle nostre cronache) per cui, anche se può sembrare paradossale, la maternità può essere un lutto. Un contraltare, anche se scomodo, alla gioia e alla “voglia” di essere mamme a tutti i costi, che offrirebbe una visione panoramica a 360 ° sul grande mistero del “dare la vita” come l’altra faccia di una medaglia. Un interessante “mettersi alla prova” da parte dell’autrice, cosa che è sempre stimolante, ed anche per il lettore, per avere una lettura che gli possa offrire sempre spunti per mettersi in discussione senza rilassarsi troppo sulla poltrona.

 

Virginia  Consoli

http://www.compagniateatrohelios.com/

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SON TORNATE A FIORIRE LE ROSE

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FINALMENTE MI SENTO VIVA!

Far sorridere le persone che ne hanno veramente bisogno mi fa sentire viva.

Nel centro disabili in cui lavoro come terapeuta (mi occupo di Danzaterapia), ho trovato tanta umanità e gioia di vivere.

E sopratutto… ho trovato il SENSO della vita che stavo cercando da tanto tempo…