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DIPENDENZE

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DIPENDENZE

Ormai sono passati undici anni. Già… mi sembra ieri. Mi ricordo perfettamente. Un’immagine statica. Fuori pioveva. Non un classico temporale, ma quella pioggierellina sottile, estremamente fastidiosa, che ti penetra nelle ossa e ti rende malinconica l’anima.
Undici anni…

Chissà, se in questo lasso di tempo sono cambiata. O forse, mi sono cucita addosso un mio “marchio di fabbrica” (come sostengono alcuni autorevoli addetti ai lavori).
Naturalmente, sono invecchiata. Ho quarant’anni.

Scherzando con le mie colleghe (nell’azienda dove lavoro siamo in otto, tutte donne) affermo tranquillamente che ormai ho “scollinato”, gli anni migliori sono andati.
Carinamente, c’è chi mi risponde che per la menopausa c’è ancora tempo; altre sostengono che dimostro molto meno della mia età, complice il mio viso da bambolina (mah, sarà vero???).
Sta di fatto, che mai avrei immaginato di non poterne fare a meno. Ho provato tante volte a smettere. Addirittura ho resistito ben un anno, ignorandola completamente. Credevo di avercela fatta.
“Disintossicata”… pensavo ingenuamente. Invece, in questi giorni, mi è tornata la voglia!
Inspiegabilmente.

Ho visto una penna nera sulla scrivania… e non ho resistito, l’ho presa in mano come in preda ad un raptus, ed ho iniziato a scrivere. Di getto, dieci minuti di perdizione. E la cosa triste… è che mi è piaciuto. Molto.

Già undici anni sono trascorsi dalla stesura del mio primo racconto. Ben trentuno dalla nascita delle mie poesie…

SENZA SPERANZA!

G.A.

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4 commenti su “DIPENDENZE

  1. il primo amore non si scorda mai, poi quando si tratta di scrivere vuol dire creare arte, e non si può farne a meno (:-)) Riguardo l’età, dimostri davvero di meno, sei ancora la ragazza che ricordi di essere, magari con qualche pillola di saggezza in più da portare con te nel diario della vita.
    Buona giornata, kiss kiss …

  2. E’ proprio così, mia signora. Quante volòte, al culmine di una giornata tremenda ci lasciamo abbandonare allo sconforto, oppure al buio del sentimento, dicendo: basta, da domani smetto di scrivere e non se ne parla più.
    Però, al buio della propria esistenza, magari di nascosto, continuiamo a pensare a storie create, vissute o ispirate. E piano piano cominciamo a scrivere. Un po’ per ricordarcelo, un po’ per osservare gli altri e riflettere che, forse, non tutto può essere come si pensava.

    Forse, nel silenzio delle idee, una poesia cresce, matura, si sviluppa e nell’ultimo impeto di una rima infuocata, muore.
    Oltre il mondo esiste la terra.
    Oltre la terra la scintilla creatrice che illumina.
    Quella scintilla è la poesia.
    La poesia salverà il mondo.
    Bentornata mia signora.

    Cordialità

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